DIRITTO NEGATO: OMICIDIO DELLA PRESCRIZIONE

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/22/abolizione-della-prescrizione-una-riforma-sbagliata

di Rosso Eriberto (Segretario dell’Unione Camere Penali Unite Italiane)

Contro

La prescrizione è istituto di diritto sostanziale che trova fondamento nei principi costituzionali di presunzione di innocenza, della funzione rieducativa della pena e dell’effettività del diritto di difesa; esso gode della copertura dell’art. 25 comma 2 della Costituzione e dunque del principio di stretta legalità. 

La prescrizione ha a che fare con il principio della ragionevole durata del processodel quale costituisce necessario pilastro garantendo il prevalere del diritto di ogni uomo a non essere più perseguitato dalla macchina giudiziaria una volta che il procedimento a suo carico non si sia definitivamente esaurito nel lasso di tempo predeterminato per legge. 

Questi i principi ben noti che informano la materia e che dovrebbero consigliare stabilità della disciplina così consegnando un chiaro patto al cittadino consapevole dei suoi diritti fondamentali. Eppure quasi in ogni Legislatura la prescrizione è oggetto di fibrillazione. La motivazione è evidente: a fronte dell’abnormità dei tempi morti della macchina giudiziaria, della ingiustificata dilatazione del tempo riservato all’Ufficio del P.M. per l’investigazione e per le decisioni in ordine all’esercizio dell’azione penale, risulta più semplice intervenire sull’asticella della garanzia modificandone l’altezza, a seconda della temperatura del termometro sociale.

La Legge 103 del 2017 (c.d. Legge Orlando) ha introdotto nel sistema meccanismi di allungamento del tempo necessario a prescrivere prevedendo, tra l’altro, il recupero dei tempi intermedi tra i diversi gradi di giudizio. La riforma palesa evidenti torsioni sistematiche, tendenti a declinare l’istituto in chiave processuale. 

Le Camere Penali l’hanno avversata per l’abnorme dilatazione dei tempi ma anche per l’ambiguità del nuovo inquadramento dell’istituto in sostanziale contrasto con i principi costituzionali richiamati. 

Se infatti, nell’ambito di una complessiva riforma, possono essere immaginate ipotesi di improcedibilità dell’azione per perenzione di termini di fase, l’intervento sul piano processuale non può mirare a togliere sostanza alla funzione della prescrizione. 

La Legge 3 del 2019 (c.d. “spazzacorrotti”) ha introdotto un’ulteriore disciplina della prescrizione – posticipandone l’operatività all’1 gennaio 2020 – che ne prevede la sostanziale abolizione dopo la sentenza di primo grado, sia in ipotesi di pronuncia di assoluzione che di condanna.

Contro tale sciagurata riforma l’avvocatura penale si è immediatamente mobilitata stigmatizzandone la contrarietà ai principi costituzionali ed evidenziando come essa determinerà l’ulteriore abnorme allungamento dei tempi del processo dovendosi celebrare nel tempo atto a prescrivere il solo primo grado di giudizio. Per forza di inerzia le attività procedimentali scivoleranno verso il termine ultimo per il risultato utile.

Logica giustizialista che accompagna la riforma è, poi, la scommessa sull’imputato colpevole (sempre) il quale se anche assolto nel primo grado di giudizio non avrà comunque mai modo di sfuggire alla macchina punitiva.

Contro la nuova prescrizione, insieme a noi penalisti, centosessanta professori di diritto penale sostanziale, diritto penale processuale e di diritto costituzionale delle diverse Università italiane hanno sottoscritto l’“Appello al Presidente della Repubblica”, sottoponendo alla Sua prudente valutazione i profili di illegittimità costituzionale sottesi alla legge che Egli era chiamato a promulgare.

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso un giudizio di incompatibilità con il quadro delle garanzie costituzionali della nuova disciplina e la Magistratura associata, in più prese di posizione, ne ha segnalato le criticità. 

Nonostante il cambio di maggioranza politica, il confermato Ministro della Giustizia, On. Alfonso Bonafede, ha pubblicamente dichiarato di non prevedere alcuna modifica della norma sulla prescrizione e le nuove forze associate alla maggioranza governativa non hanno sinora inteso esprimere una chiara volontà di intervenire sulla materia. 

L’Unione delle Camere Penali dedica il proprio Congresso straordinario – Taormina 18-20 ottobre 2019 – proprio al tema della prescrizione, alla necessità che la legge venga cancellata dall’ordinamento. Nelle assise ribadiremo come la prescrizione del reato rappresenti irrinunciabile rimedio alla patologia di indagini e processi che durano decenni. Daremo conto dei risultati della nuova ricerca che le Camere Penali territoriali hanno condotto unitamente all’istituto EURISPES sulle vere cause dei lunghi tempi del processo, cause che mai hanno a che vedere, né potrebbe essere diversamente con la pratica dei diritti di difesa.

Per sollecitare il legislatore sulla necessità di un intervento che abroghi la modifica, i penalisti italiani hanno proclamato l’astensione dalle udienze nel settore penale per i giorni 21, 22, 23, 24 e 25 ottobre 2019.

Utilizzeremo quelle giornate per informare l’opinione pubblica del reale significato della prescrizione e di quanto siano aberranti le conseguenze della riforma che non ha nulla a che vedere con l’efficienza del processo e con i diritti delle vittime, semplicemente porta con sé una concezione autoritaria del rapporto tra lo Stato ed i cittadini. 

È certamente necessario intervenire sui tempi del processo rendendo certo il tempo dell’indagine e rafforzando le garanzie di difesa.

I penalisti italiani hanno partecipato alle consultazioni del Tavolo ministeriale sul tema della ragionevole durata del processo facendosi promotori di proposte condivise con l’Associazione Nazionale Magistrati su tre aree di intervento: si tratta di rafforzare la funzione di filtro dell’udienza preliminare; di rilanciare il patteggiamento estendendone casi e premialità; di indicare diversi parametri per l’ammissione della prova in sede di giudizio abbreviato condizionato; di intervenire con una nuova depenalizzazione in materia contravvenzionale. 

Si debbono anche rendere certi il tempo delle indagini e dell’eventuale esercizio dell’azione penale e prevedere il controllo giurisdizionale sulla data di iscrizione delle notizie di reato. 

Le proposte dell’Unione sono note e specificate in documenti resi pubblici e depositati al Tavolo. 

La sintesi proposta dal Ministro nel relativo capitolo del disegno di legge approvato “salvo intese” dal Consiglio dei Ministri si è rivelata ben poca cosa, non certo in grado di incidere sui tempi del processo. Si è detto che quel pannicello caldo era da attribuirsi ai veti della forza politica che oggi non fa più parte della maggioranza di Governo. Se questa era la effettiva ragione oggi è possibile ripartire dagli approdi di quel Tavolo per proporre un intervento che realizzi le proposte condivise dall’Avvocatura e dalla Magistratura associata per ridurre il numero dei processi a dibattimento e rafforzare le garanzie del contraddittorio.

Se il Legislatore intenderà abrogare la nuova prescrizione così ripristinando la legalità violata e vorrà discutere della ragionevole durata del processo iniziando da quanto concertato, l’UCPI sarà attento e propositivo interlocutore.

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